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Intervista a Radio Città Aperta

Questo è il testo integrale che mi ero preparato per l'intervista a Radio Città Aperta, nell'ambito della prima puntata di Radio Commons People, la trasmissione curata dal Fronte Popolare per la Musica Libera e dalla Free Hardware Foundation. Radio Commons People è iniziata oggi 18.05.2007 alle ore 16.30 e proseguirà per altri quattro venerdi alla stessa ora con altri ospiti del Fpml e della FHF. La trasmissione è durata appena 20 minuti, quindi ho dovuto tagliare molto di ciò che mi ero preparato.

Intervista versione mp3: Radio Commons People - Prima Puntata

Sono Roberto Tupone, membro fondatore dell'Associazione Linux Club Italia e della neonata Free Hardware Foundation. Faccio a parte del Network Frontiere Digitali e partecipo a tanti, forse troppi progetti dei quali, se avrò tempo, parlerò in seguito.

Mi è stato detto di avere a disposizione circa 20 minuti e non è facile parlare di certe cose in tempi così ristretti. Ringrazio Gianluca, i ragazzi del Fronte Popolare per la Musica Libera e lo staff di Radio Città Aperta che ci sta dando oggi questa opportunità e prometto che farò di tutto per rientrare nei tempi della radio.

Quindi vado subito alla domanda:

Cos'è il sistema operativo GNU/Linux?

Linux è un sistema operativo come lo è anche windows o mac o come lo sono anche altri sistemi meno conosciuti come solaris o unix.

Il sistema operativo é la piattaforma sulla quale vengono poi installati i programmi. Esso viene creato da programmatori pagati dalle grandi major. Il programmatore viene pagato per scrivere un programma, ma l'opera che ne deriva diviene di proprietà dell'azienda che ne deterrà poi il copyright. Quando compriamo un sistema tipo windows, in realtà non stiamo comprando nulla, stiamo solamente pagando la possibilità di utilizzare il programma, stiamo pagando una licenza d'uso, quindi in realtà il programma rimane di proprietà dell'azienda alla quale stiamo pagando le royalties, il diritto d'autore.

Solitamente l'azienda metterà delle clausole nella licenza d'uso, negando il libero utilizzo del programma, vietandone la copia, la distribuzione, cercando poi di impedire, a tutti i costi, lo studio e la modifica del programma. Nega i codici sorgenti, li tiene segreti e protetti nei propri server, in maniera che le masse rimangano analfabete e dipendenti da essa per l'utilizzo di un computer.

La cosa strana del copyright è che, nonostante l'autore sia un uomo, l'opera, cioè il programma risultante dalla creatività dell'uomo, appare a noi tutti come fosse creato da una azienda che ne detiene poi il copyright. Scompare il nome dell'uomo e appare quello dell'azienda e, nonostante essa non sia una persona umana, con un cervello ed una creatività propria, l'azienda acquisisce per legge tutte le caratteristiche umane. Quindi ha una data di nascita che viene rilevata nell'atto costitutivo, una sede, un indirizzo, può avere uno o più telefoni, un'automobile, ma la cosa incredibile quando si parla di software, è che l'azienda può risultare avere addirittura la paternità di un opera, come se avesse anche un cervello o delle emozioni.

Windows quindi risulta creato e quindi di proprietà della microsoft, macintosh della apple, solaris della sun, ecc.

Quando si parla di gnu/linux, la prima cosa che succede è che si riconsegna la paternità dell'opera all'autore reale, al programmatore che ne detiene la paternità. Quindi il copyright non è di un'azienda, ma dell'uomo che veramente ha creato il programma. Quando si dice che gnu/linux è un "Software Libero", significa che l'uomo, detentore del diritto sulla propria opera, decide di permettere liberamente all'intera umanità di farla utilizzare, di farla studiare e modificare, di farla distribuire per qualunque scopo e, se vogliamo, anche di commercializzarla senza voler nulla in cambio.

Il software libero viene anche detto Open Source, poiché il codice con il quale viene creato, il codice sorgente, non è più segregato, rinchiuso nei server dell'azienda, ma viene lasciato aperto (codice sorgente aperto=open source) disponibile a chiunque voglia apporre una miglioria all'opera creata da quell'autore.

Per questi motivi il sistema operativo GNU/Linux viene considerato LIBERO, poiché, dando la possibilità a tutti di utilizzarlo, studiarlo, modificarlo e distribuirlo, crea delle libertà e delle grandi opportunità per tutti gli esseri umani, crea alfabetizzazione e annulla la dipendenza, la schiavitù dell'uomo e degli stati verso le grandi multinazionali detentrici del copyright.

Questa differenza fra il tipico copyright famoso per la frase “tutti i diritti riservati” (all right reserved) e il copyright del software libero, a spinto gli hackers, gli sviluppatori di software libero, a cercare un nome per precisarne la differenza, e la risposta è stata l'affermazione inversa, cioè: CopyLeft, il permesso d'autore.

La licenza d'uso, che permette le 4 libertà fondamentali del Software Libero, ha anche un nome e si chiama GNU General Public License. Per approfondimenti sull'argomento è importante leggere un articolo scritto da Richard Stallman, l'hackers ideatore della General Public License. Quindi cercate su Google la seguente frase: "il progetto gnu" e troverete spunti importantissimi sulla storia del Copyleft.

Perché un semplice cittadino dovrebbe utilizzare questo sistema, preferendolo a windows?

Oggi come oggi il software libero è alla portata di tutti, al pari del software proprietario, cioè di windows, di macintosh o di altri.

L'utente medio può, in maniera facile ed intuitiva, capire il funzionamento del sistema, senza dover essere un bravo programmatore. Se una persona non ha mai utilizzato un computer, scegliere Macintosh, Windows o Linux è la stessa identica cosa. Chiaramente, all'utente che ha utilizzato fin da bambino il sistema Windows o Mac, può rimanere in parte difficile passare a Linux, ma nella stessa maniera per cui, un utente mac, può avere difficoltà nel passare a windows.

Gnu/Linux è un misto, assomiglia sia al Mac che a Windows, é molto intuitivo, con le icone, le finestre, le cartelle, il copia ed incolla, ecc. ed ha tutti i programmi di uso comune e professionale, per accontentare le differenti richieste di utilizzo. Ha programmi per il video, per la musica, ha il pacchetto office, chiamato OpenOffice, ma identico nell'approccio. Il suo browser più famoso si chiama Mozilla Firefox.

Ci sono tanti motivi per cui un semplice cittadino dovrebbe utilizzare Linux.

Per come la pensano molti hackers, e anch'io condivido, metterei come primo motivo, la libertà e l'indipendenza dai poteri organizzati delle grandi major.

Ogni bravo cittadino si dovrebbe preoccupare della propria libertà e indipendenza, e conseguentemente si dovrebbe preoccupare dell'indipendenza del proprio Stato, o del proprio continente, o semmai dei propri figli e discendenti. Il software libero permette l'alfabetizzazione informatica, quindi crea il presupposto di non dover dipendere da nessuno nella possibilità di realizzare un nuovo programma.

In secondo luogo potrei mettere la sicurezza e l'alfabetizzazione. L'alfabetizzazione e la sicurezza sono due cose che vanno insieme. Se io conosco il programma e sono abbastanza alfabetizzato per modificarlo, se scopro dei punti insicuri, posso difendermi e mettermi in sicurezza, altrimenti dipenderò dalle grandi major, che, potendo solamente esse mettere le mani nel mio software, potranno inserire di nascosto nei programmi che acquisto, virus o spie che possono controllare me o l'apparato burocratico di un'intera nazione.

Al terzo posto potrei mettere la gratuità del software libero, sia per noi occidentali, che in particolare per i paesi poveri, che passando all'utilizzo di software libero, saranno certamente meno poveri e più sviluppati tecnologicamente. Il software libero infatti in genere è anche gratuito. Lo si può scaricare legalmente da internet e lo si può poi installare nel proprio PC sia di casa che della propria azienda. Lo si può copiare, distribuire ai propri amici, modificare e vendere senza entrare nell'illegalità e senza dover pagare nulla a nessuno.

Quando penso a tutti questi motivi mi piacerebbe tanto rigirare la domanda:

Perché un semplice cittadino dovrebbe utilizzare Windows preferendolo a Linux ?

Quali sono i Paesi nel mondo che hanno iniziato ad introdurre, all'interno del proprio apparato burocratico, Gnu/Linux? Si parla sempre di tagli alle spese pubbliche inutili, a tuo parere perché il nostro paese non adotta immediatamente questa soluzione?

Più o meno tutti i paesi del mondo nel proprio apparato burocratico utilizzano Software Libero. Lo utilizzano soprattutto per i propri server, per la gestione della posta elettronica, per i loro siti, e sempre più spesso utilizzano programmi di software libero installandoli su sistemi operativi proprietari. Si perchè la maggior parte del software libero si può installare su windows o su mac. Ad esempio Open Office, l'equivalente di MsOffice (word, excell, ecc.), Mozilla Firefox, l'equivalente del browser Explorer, cioè il programma per navigare su internet, Jimp, l'equivalente di Photoshop, ecc.

Alcuni paesi, soprattutto nel terzo mondo, sud america in particolare, ma non solo, hanno formulato leggi per la migrazione totale dei loro apparati da windows a linux. Il Brasile, il Perù, il Venezuela hanno negli ultimi anni intrapreso politiche di questo tipo.

In Occidente, dove l'informatizzazione ha raggiunto già un grado molto elevato, rimane più difficile il passaggio al Software Libero sia perché gli utenti, il personale dipendente, gli amministratori, ormai sono addestrati all'uso di Windows e non hanno voglia ed interesse di cambiare, ma soprattutto perché le lobby potentissime delle grandi major premono sulla politica e frenano il cambiamento.

Di recente ad esempio, la sinistra, che aveva messo nel proprio programma di governo il passaggio graduale verso sistemi liberi e open source, ha vergognosamente firmato un accordo con microsoft per impiantare tre grandi centri di ricerca in tre regioni diverse d'italia. Il ministro dell'innovazione Nicolais, ha tradito le aspettative di tanti elettori, e questa operazione costerà agli italiani centinaia di milioni di euro.

Noi, che viviamo nell'onda del cambiamento, che viviamo completamente immersi nella rete, siamo consapevoli che dalla sola politica c'è poco da aspettarsi. Si, sarà in parte la politica ad incidere nel cambiamento, ma saranno prima le singole persone, aggregate nelle community, nelle associazioni, sarà l'unione degli informatici con gli artisti, saranno i creatori di contenuti e i geni dell'hardware, che cambieranno questo stato di cose.

In termini economici, quanto risparmierebbe il nostro Paese se venisse imposto l'utilizzo del Gnu Linux nei settori della pubblica amministrazione?

Se lo Stato Italiano migrasse completamente al Software Libero risparmierebbe miliardi di euro. Ad oggi, si suppone che, per mantenere aggiornato il software all'interno di tutto l'apparato burocratico, lo stato italiano, spenda con i nostri soldi, la bellezza di circa 500 milioni di euro ogni anno. Si parla di circa 1000 miliardi delle vecchie lire. Ora, se lo Stato migrasse al software libero, il primo anno spenderebbe l'equivalente del costo delle licenze per pagare i programmatori, che dovrebbero installare ed insegnare ai dipendenti statali, l'uso del software libero. Non c'è bisogno di grandi corsi poiché ad oggi, la facilità di utilizzo di windows, mac o linux, é più o meno equivalente. Il primo anno quindi non si risparmierebbe alcunché, ma la differenza è che i soldi verrebbero distribuiti agli insegnati e non alle major. Il personale formativo poi spenderebbe quei soldi che rientrerebbero in circolazione alimentando il mercato locale. Dal secondo anno in poi invece non ci sarebbero più spese per licenze e quindi il risparmio nei primi 10 anni potrebbe ammontare alla rilevantissima cifra di 5 miliardi di euro cioè 10.000 miliardi delle vecchie lire. Questi soldi potrebbero essere spesi per il welfare, per lo stato sociale, per dare un sussidio ai disoccupati come é normale per i paesi civili del nord europa. Fra l'altro, volendola mettere nei discorsi del “mercato”, arricchendo i cittadini, si genera circolazione di denaro, che farebbe anche bene alle nostre imprese italiane. Oppure semplicemente potremmo pagare meno di tasse. No?

Qual è il principio etico che si cela dietro e in che modo questo principio può essere esportato al mondo della cultura?

Sono ateo, ma nonostante questo, voglio citare una frase del vangelo: "dai e ti sarà dato". Se doni agli altri la possibilità di utilizzare una tua creazione, soprattutto quando la tua creazione è immateriale, poiché è semplicemente un'idea, non ti costa nulla, fai solamente del bene. Se tu hai una candela accesa ed un tuo vicino ti chiede di accendere la sua candela dalla tua, se lo permetti, non avrai meno luce, ma semplicemente la luce sarà maggiore anche per te. Se non condividi una tua idea con gli altri, essa rimarrà un'idea sterile. Se invece ne parli con un tuo amico, nulla ti sarà sottrarro, anzi, dalla tua idea, se condivisa con gli altri, potranno nascere tante altre idee. La condivisione della conoscenza arricchisce tutta l'umanità.

Nel mondo materiale, in un pascolo comune, dovrai mettere delle regole per cui, a turno, i pastori possano far pascolare il proprio gregge. Se non metti delle regole l'erba finisce e la terra diventa arida. Nel mondo di internet, della conoscenza, cioè dei beni immateriali, invece è l'opposto, quanto più il gregge pascola, quanto più l'erba cresce. Quanto più si diffondono le idee, quante più idee nasceranno. Questa è l'evoluzione, questa è la vita stessa. Mettere dei recinti alle idee, impedire ai codici di essere condivisi, trasmessi e tramandati, equivale ad impedire ad una cellula di riprodursi, di trasmettere il proprio messaggio, il proprio codice genetico. Se fosse stato impedito, da leggi sul copyright, ai frati amanuensi di copiare i testi antichi, trasportandoli nel tempo, oggi avremmo perso completamente la nostra storia, la nostra identità.

Cos'è il Linux Club e cos'è la FHF?

Quando all'inizio di marzo del 2002 mio fratello Alfredo, da anni sviluppatore di software libero, mi spedì un articolo intitolato “il Progetto GNU” di Richard Stallman, capii cosa era realmente Linux ed il software libero e il capii finalmente il motivo che spingeva mio fratello a stare giorni interi davanti a quel computer. Il giorno stesso invitai mio fratello Francesco ed il mio amico Filippo a leggere l'articolo. La notizia fu una folgorazione per tutti e tre.

Nei giorni successivi, ci spedimmo a vicenda decine di altri articoli, scoprendo la grande difficoltà degli hackers nel comunicare la ricchezza del modello che avevano creato. Non potevamo tirarci indietro. Non potevamo rischiare di perdere, e di far perdere all'umanità, questa grande opportunità di cambiamento. E, solamente nove mesi dopo, dopo aver coinvolto altri amici, cominciammo i preparativi per la fondazione dell'Associazione Linux Club Italia.

Il Linux Club è un luogo nato quindi per diffondere il software libero e la cosiddetta Altra Economia, ma è nato anche per sperimentare. Per sperimentare il modello del CopyLeft su un'associazione fatta di persone. Abbiamo unito 50 persone, che sono i soci fondatori, e ci siamo messi insieme. Ci siamo costretti a fare riunioni per mandarlo avanti. A sopportarci a vicenda e a litigare. Ma soprattutto abbiamo sperimentato la Condivisione.

Se il modello del CopyLeft si adatta bene alle cose immateriali, alle idee, su noi esseri umani fatti di carne, non dovrebbe funzionare! Ma se cancellassimo la nostra mente e le nostre idee, di noi cosa rimarrebbe ? Noi umani sembriamo materiali, ma non è vero! La materialità è niente rispetto alla nostra immaterialità! Noi siamo al 99% IDEE. E su queste idee possiamo tentare di sperimentare.

La Free Hardware Foundation é un secondo esperimento. La vita stessa è un continuo sperimentare. Ci sono tante somiglianze e tante differenze con il Linux Club. Ad esempio la conformazione sociale: il Linux Club è un'Associazione mentre la FHF è una Fondazione che sono cose simili, ma nello stesso tempo, con delle differenze fondamentali. Un'altra differenza è che, quando abbiamo fondato l'Associazione Linux Club Italia, abbiamo messo insieme soprattutto degli amici, mentre i membri della Fondazione sono stati scelti soprattutto fra coloro che hanno dimostrato di essere motori attivi delle nuove idee.

Ci sono politici, artisti, informatici, appassionati di hardware, giornalisti, docenti universitari, ecc. La composizione della Fondazione è più mirata. Persone che già si davano da fare, da soli o con altre associazioni, per la “causa comune”.

Roberto, tu parli spesso di un mondo al bivio: da una parte la privatizzazioni e le multinazionali, dall'altra la condivisione e lo sviluppo della rete. Parlaci un po' di questa "scelta" a cui tu e quelli che ti sono vicini stanno dedicando tante energie

Il grande bivio. Lo abbiamo tutti sotto agli occhi. La maggior parte delle persone ne hanno la sensazione, intuiscono, percepiscono qualcosa, pochi ne hanno la visione globale. Il bivio è quello che si sta aprendo all'umanità intera. Quale futuro vogliamo?

Vogliamo un nuovo MedioEvo tecnologico e controllato dove verranno esasperate leggi che estremizzeranno il controllo, la censura, i diritti d'autore, i brevetti, la proprietà privata e l'accumulo di ricchezza da parte di pochi monopolisti. Già oggi vengono costruiti recinti e mura che tentano di incrementare l'analfabetismo tecnologico e informatico e che inibiscono l'autoproduzione e la distribuzione di opere artistiche e di strumenti. Fanno da esempio l'eccessivo incremento della durata dei brevetti e dei diritti d'autore (70 anni dopo la morte dell'ultimo autore che ha contribuito all'ideazione dell'opera), paragonabile alla decima del medioevo che garantisce a pochi una rendita sempre maggiore. La conseguenza peggiore è che terre, case e aziende, ma anche beni comuni come l'acqua, l'energia, il nostro patrimonio naturale, artistico e architettonico (monumenti, parchi ecc.), gli spazi e i servizi pubblici (trasporti, biblioteche, servizi sociali, sanità etc...) e scoperte fondamentali per l'umanità, come gli alfabeti, i medicinali, i codici genetici degli organismi, internet etc..., diventino proprietà chiuse, concentrate nelle mani di pochi ricchissimi a cui dovremo chiedere un permesso e riconoscere un obolo per ogni utilizzo che ne faremo.

Oppure vogliamo un mondo dove la condivisione della conoscenza sia esaltata, dove la distribuzione delle ricchezze sia una qualità umana dove saranno valorizzate la creatività, la collaborazione e la partecipazione, la condivisione della conoscenza, della cultura e del sapere, l'arricchimento del patrimonio di beni comuni, la redistribuzione dei redditi, la nascita di un'economia fondata su valori etici e sociali. Oggi queste idee si stanno realizzando concretamente in numerosi movimenti e nei loro progetti: il software libero e i commons, l'enciclopedia libera wikipedia, il peer to peer, i blog, il social networking, la banca del tempo e la banca etica, la rete del commercio equo e solidale, le fonti di energia alternativa e rinnovabile ecc...

La cultura hacker dimostra che la strada della libertà e della condivisione della conoscenza porta i suoi frutti e il software libero ne è l'esempio maggiore. Poiché i modelli dei commons e del software libero portano alla libertà d'impresa e dell'individuo e alla redistribuzione delle ricchezze, molte fra le più grandi corporation, certe di perdere il loro dominio, usano ogni mezzo per contrastare l'evolversi di questo nuovo modello. Incuranti della libertà, dinosauri all'alba di una nuova era, non accettano l'uomo emancipato, ma lo vorrebbero far rimanere un consumatore, un utente, uno strumento per il marketing, un ascoltatore. Non essendo riuscite a contrastare la diffusione del software libero e del peer-to-peer attraverso l'uso di mezzi tradizionali come le lobby, i sistemi software anti-copia e la concorrenza sleale, hanno formato una imponente alleanza per combattere un'altra grande battaglia. La battaglia a favore del Trusted e del Drm, ovvero dell'hardware e del software chiusi.

C'era una volta Genova. Cosa è rimasto, come si è evoluto, qual è la storia di questo movimento?

Su Genova qualcosa ho da dire oltre a quello che già tutti hanno detto e visto.

Carlo Giuliani è morto. Io ho conosciuta la mamma Haidi ed il padre. Quel giorno, durante la manifestazione, io non c'ero. Nel 2001 ero distaccato dalla politica, da queste cose. Ero invece molto preso da internet. Qualche mese prima avevo creato il mio primo sito. Quindi, seppi subito di indymedia quando trasmise quelle immagini di Carlo ucciso da quel carabiniere.

Bene quello che voglio dire è che, se non c'era indymedia, molte persone avrebbero sofferto in quella brutta storia.

La prima notizia che passò in quei giorni fu che il carabiniere aveva sparato in aria, che il proiettile aveva colpito un sasso lanciato da un manifestante e che il proiettile era rimbalzato sul corpo di Carlo.

Invece c'erano quelle fotografie scattate dagli altri manifestanti che furono inviate ad indymedia e che quel sito internet invio nella rete. In pochissime ore quelle foto furono scaricate da migliaia di italiani e, anche se oggi rimangono ancora dei dubbi sui particolari, non fu possibile seppellire interamente la verità.

La prima impressione, che in genere le persone hanno, è che i carabinieri sono stati colti sul fatto e quindi sono stati puniti. Non tutti capiscono che invece quelle fotografie sono state la loro salvezza. Internet quel giorno ha salvato sia i carabinieri che decine, forse migliaia di altre persone.

Se la cosa fosse accaduta qualche anno prima, probabilmente i manifestanti non avrebbero avuto la macchina fotografica e, se anche l'avessero avuta, non ci sarebbe stata indymedia a trasmettere le fotografie nella rete. Il carabiniere avrebbe comunque sparato, ma la notizia sarebbe stata seppellita.

I carabinieri nella Camionetta che erano presenti avrebbero dovuto tacere l'accaduto e seppellire nella loro memoria il fatto. Il carabiniere che ha sparato avrebbe vissuto l'intera sua vita nel nascondere questa verità. Tutti avrebbero vissuto i prossimi 50 anni nel ricatto e nella paura che qualcuno di loro avrebbe potuto parlare, avrebbero vissuto nella menzogna e nel rimorso e avrebbero perso la loro dignità di esseri umani.

Dall'altra parte, i manifestanti che sarebbero comunque stati presenti ma senza macchina fotografica, avrebbero visto l'accaduto e avrebbero vissuti i loro prossimi 50 anni nella rabbia di aver visto ma di non essere creduti.

I genitori di Carlo avrebbero probabilmente saputo da questi ultimi come erano andati veramente i fatti e anch'essi avrebbero vissuto la loro rimanente vita nella rabbia e nell'angoscia di sapere la verità ma di non poterla dimostrare.

Probabilmente i genitori di Carlo avrebbero vissuto il resto della vita in maniera angosciante, triste, rabbiosa, disperata.

Internet ha fatto invece il miracolo salvando tutti.

I carabinieri sono stati giustificati. Ad oggi gli stessi genitori di Carlo credo che non siano veramente rabbiosi verso coloro che hanno ucciso il figlio, semmai penso siano rabbiosi verso il sistema che ha portato alla sua morte.

I manifestanti, che con le loro fotografie hanno fatto emergere quella verità, immagino che si considerino quasi degli eroi e che siano orgogliosi di essere stati i protagonisti dello smascheramento di quei fatti.

I carabinieri, che hanno vissuto la vicenda a pochi metri di distanza, non verranno incriminati né dovranno mantenere il terribile segreto fino alla loro morte e potranno vivere con dignità la loro vita.

Il carabiniere che ha sparato, vivrà i suoi primi anni nell'angoscia di aver commesso quel fatto, poi piano piano crescendo probabilmente troverà le proprie giustificazioni. Potrà dire a se stesso che non era pronto a quella situazione, che non è stato in grado di gestirla, perché troppo giovane. Anche se non conosco i particolari di come si è svolta in seguito la vicenda, non mi sembra che qualcuno affermi che ci sia stata premeditazione. Perlomeno mi sembra che l'impressione comune sia che il fatto sia accaduto quasi per disgrazia.

Infine, i genitori di Carlo. Haidi, che prima era una semplice madre di famiglia, proprio in virtù di questi fatti, entra nella politica e in pochissimi anni diventa senatrice.

Non è un miracolo questo?

Copyright 2007, by the Contributing Authors. Cite/attribute Resource. neo. (2007, May 18). Intervista a Radio Città Aperta. Retrieved May 17, 2012, from Free Hardware Foundation Web site: http://fhf.it/Members/neo/intervista-a-radio-citta-aperta. This work is licensed under a Creative Commons License. Creative Commons License