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Apple iPhone: la sfida per aprirlo

Il tutto-fonino della Apple non vende come sperato e la casa di Cupertino crolla in borsa. Molti vedono la causa nelle politiche a sfavore dei consumatori. Dvd Jon è il più celebre degli hacker che sta lavorando per togliere lucchetti e catene a iPhone. Sarà un futuro libero la salvezza per la mela?

Apple iPhone sta creando sempre più file chilometriche. Dopo quelle degli utenti che hanno aspettato giorni per essere tra i primi ad acquistarlo, ora quella di chi vorrebbe liberarlo per primo dai digital restriction management (drm).

Il più quotato è Jon Lech Johansen, meglio conosciuto come Dvd Jon, famoso per aver liberato i nostri dvd dall’assurda restrizione (CSS) che impedisce, ad esempio, a un utente europeo di vedere sul proprio lettore un film regolarmente acquistato negli Usa.
Il famoso hacker norvegese avrebbe già aggirato la blindatura della sim e del “token”, riuscendo a sbloccarlo senza effettuare la costosa attivazione obbligatoria della scheda e il piano tariffario biennale esclusivamente presso AT&T: $36 per l’attivazione dell'utenza AT&T + un canone mensile di un minimo di $59,99 per il piano tariffario più economico. Attualmente, senza lucchetti, il gioellino Apple diventa una sorta di iPod potenziato con WiFi: sono inibite le telefonate ed è possibile utilizzare solo le applicazioni non telefoniche.

Il prossimo passo è quello di abilitare l’attivazione con sim differenti da AT&T.

L’azione di Dvd Jon e degli altri hacker vuole restituire agli utenti la piena proprietà su un oggetto regolarmente acquistato per un minimo di $499 dollari (la versione base a 4 Gb). Non appartenggono a un gruppo specifico e non chiedono compensi per il loro lavoro: Vogliamo solamente vedere l’hardware liberato. Accettiamo che altri sfruttino i nostri successi, nella speranza che sia una lezione per Apple – ha dichiarato gj – È una grande azienda, è veramente un peccato che metta un lucchetto a tutto ciò che produce. Il design è eccellente: potrebbero fare molti più affari se decidessero di attestarsi come esempio positivo rispetto alle altre società.

L’altro lato positivo della faccenda è che, probabilmente, proprio le politiche che favoriscono le multinazionali, togliendo diritti ai consumatori, sono una delle cause dei deludenti risultati di vendita del tutto-fonino. 200mila unità vendute in due giorni sarebbe un risultato invidiabile, se la campagna mediatica di lancio orchestrata dalla Apple non avesse generato aspettative di molto superiori alla media. Gli investitori, convinti che la casa di Cupertino avrebbe replicato il successo ottenuto con l’iPod, hanno investito in massa sul titolo in borsa. Ma una volta impugnato il gioiellino tecnologico i consumatori ne hanno scoperti tutti i difetti e sono proliferate le recensioni critiche. Le aspettative disattese, la competitività del mercato della telefonia mobile, il prezzo elevato, il contratto biennale “sanguisuga”, l’adozione di digital restriction management abbinate al trusted computing, la decisione di basarsi su reti EDGE per le funzionalità di navigazione internet (da molti ritenute superate) sono i non pochi errori che Apple sta già pagando.

La percezione generale è che iPhone stia fallendo. Gli analisti sono preoccupati per repentino il calo di entusiasmo nei confronti dell’annunciata novità dell’anno: Piper Jaffray & Co. ne hanno definito deludenti i risultati di vendita: Le attivazioni di apparecchi pervenute ad At&t, carrier esclusivo dell’iPhone sono state circa 146mila. E il numero di pezzi venduti alla fine di giugno non supera le 200mila unità […] Negli ultimi dieci giorni abbiamo notato un ulteriore calo della domanda. E nei negozi rimangono troppe unità invendute.

Dopo circa 6 mesi di crescita costante, il 24 luglio 2007 il titolo azionario è improvvisamente crollato del 6,1% nel listino Nasdaq. È passato da un massimo di $145.13 del 23 a un minimo di $134.45 del 24, per poi risalire a $148,73 il 27 e riprendere una lenta, altalenante discesa ($143,85 alla chiusura del 27).

Sembrerebbe che per Cupertino la cura sia esclusivamente tecnologica: in internet corrono, ormai da tempo, voci sia sulla produzione di un iPhone 2.0, probabilmente con supporto della rete 3G, più veloce e gradita agli europei che di una versione “nano”, più piccola ed economica. Nessuna indiscrezione su avvicinamenti ai consumatori, come un prezzo più equo (Apple ha un margine di guadagno di circa il 50% su ogni unità venduta), un abbandono delle restrizioni o una maggiore libertà di scelta per gli utenti.

È possibile che non si rendano conto che molte persone hanno rinunciato all’acquisto di questo piccolo desiderio tecnologico proprio a causa dei problemi derivanti da queste politiche? che molti non aspettano altro che la sicurezza di poter possedere realmente ciò che acquistano grazie al lavoro, spesso illegale, degli hacker? Che le politiche di condivisione e apertura sia un grande valore aggiunto per un intrigante gadget?

Perché Apple deve investire denaro e risorse per sviluppare inutili lucchetti che infastidiscono gli utenti, che costringono validi programmatori a perdere tempo in inutili scassinamenti illegali, e che, prima o poi, volenti o nolenti, verranno aperti?

Bombardiamola di lettere per chiederle di smetterla e di investire quel denaro sulle comunità di sviluppatori che convertono per Mac Os X le applicazioni libere come OpenOffice, Gimp, Scribus, Inkscape ecc. Apple non produce applicazioni simili e quelle di Adobe hanno prezzi molto elevati. In questo modo non accoglierebbe maggiori apprezzamenti dai suoi utenti?

È assurdo che la gente faccia la fila per comprare a caro prezzo un gadget che ci sottrae deliberatamente delle libertà e dei diritti sacrosanti e non si metta in fila per manifestare contro questi soprusi.

È inutile che Steve Jobs ci faccia credere di stare dalla parte degli utenti scrivendo una bella lettera aperta in cui dice che rinuncerebbe volentieri ai drm sull’iPod, ma è costretto ad adottarli perché obbligato dalle “cattive” multinazionali dell’intrattenimento… Ci spieghi perché, nel caso dell’iPhone, ha sottoscritto un contratto di esclusiva negli Usa con AT&T, a tariffe elevatissime, limitando la libertà degli acquirenti: chi l’ha obbligato questa volta?
Chi lo obbligherà, probabilmente, a fare altrettanto con un operatore europeo?
Perché sta costringendo i fan di Apple a un’onerosa spesa minima di $1250 (circa €925) per il primo anno di utilizzo regolare di iPhone, che rimane immutato anche cercando di risparmiare effettuando poche e brevi telefonate e sfruttando al minimo la connessione internet?

Certo esistono delle alternative, ma non sono né pubblicizzate né trasparenti: l’utente deve ingenarsi per trovarle da solo, in molti casi sfiorando o superando la soglia della "legalità”. Nonostante tutto questo, cosa stanno facendo le associazioni dei consumatori? Sono gli unici ancora in fila per acquistare il tutto-fonino, obnubilati dalla sua bellezza?

Speriamo che sia un mercato intelligente e spietato a renderci giustizia!

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