Modifica di ACTA: una minaccia globale alla libertà

Le associazioni di Frontiere Digitali chiedono ai parlamentari italiani di intervenire

Frontiere Digitali
Comunicato stampa
10 Febbraio 2010

Onorevoli Membri del Parlamento,

Dai numerosi documenti ufficiali trapelati [1] emerge che tra l’Unione Europea e Paesi terzi -per rafforzare la repressione contro la contraffazione dei marchi, la violazione dei brevetti e la falsificazione delle opere dell’ingegno- sono in corso trattative segrete tendenti ad inserire in questo genere di reati anche la condivisione senza scopo di lucro delle opere tutelate da copyright che viene praticata su Internet. Per combattere questo fenomeno sono previste misure lesive della privacy e dei diritti fondamentali delle persone ma, nonostante ciò, i mass media continuano a tenere alto il muro omertoso del silenzio su quello che in Rete viene definito l’affaire ACTA e su cui la stessa amministrazione Obama ha posto il segreto per motivi di sicurezza nazionale [2].

Facendo leva sulle presunte perdite economiche che l’industria dell’intrattenimento da alcuni anni a sproposito lamenta [3], l’intento è quello di far modificare gli ordinamenti giudiziari locali per rendere i fornitori di servizi responsabili di quanto la Rete veicola, al fine di obbligarli a diventare i gendarmi delle corporation. Ci sono sempre più evidenti e pressanti tentativi di far modificare il quadro normativo e giuridico europeo per adattarlo a questo trattato liberticida -che vuole essere ratificato entro la fine del 2010- senza che nessuno possa prenderne visione prima della sua conclusione. 

Se un rafforzamento della repressione contro la falsificazione dei prodotti può essere condivisibile e auspicabile, in particolare per quanto riguarda la tutela della salute delle persone, non è possibile ammettere altrettanto quando ciò riguarda il diritto dei paesi in via di sviluppo all’accesso ai farmaci e l’inibizione all’utilizzo della Rete per le persone che, senza scopo di lucro, condividono cultura e conoscenza attraverso il media del nuovo millennio, in particolare quando ciò vuole essere effettuato con procedure invasive della privacy e senza garanzie giudiziarie. 

Il Trattato ACTA contiene disposizioni che andrebbero a modificare il quadro legale dell’Unione Europea, rendendo responsabili i fornitori di connettività e servizi di ciò che le persone immettono su Internet, facendo cadere i principi di mere conduit e di neutralità della Rete che sono stati i fondamenti grazie ai quali essa finora è riuscita ad affermarsi come strumento essenziale per il commercio, la libertà d’espressione, l’arricchimento culturale e la partecipazione democratica. ACTA inoltre impone delle restrizioni all’interoperabilità dei contenuti e del software che arrecherebbero notevoli danni ai consumatori e alle piccole e medie imprese ed introduce il concetto di “incitamento alla violazione del copyright” che non fa parte del quadro legale europeo e ostacola l’accesso ai contenuti anche quando questo è legale.
Appare sempre più evidente che ACTA lederà le libertà dei cittadini italiani e il commercio nazionale molto più di qualsiasi ordinario accordo commerciale. I rappresentanti della Commissione sostengono che i negoziati armonizzeranno la legislazione del mercato interno, influenzeranno i diritti su Internet e le responsabilità degli intermediari delle comunicazioni elettroniche. I negoziati su ACTA avranno quindi profonde implicazioni per la libertà di espressione, per il diritto alle comunicazioni private e per le attività commerciali basate su Internet. Tali negoziati non dovrebbero essere segreti: il processo legislativo è il cuore della democrazia parlamentare italiana. ACTA deve essere soggetto alla trasparenza che un regolare processo democratico richiede. 

Al fine di raggiungere tale indispensabile trasparenza, l’impianto di negoziazione deve essere cambiato. L’Italia sarà legalmente vincolata a questo accordo, ma il Parlamento italiano non è mai stato informato nel merito dei contenuti né ha potuto analizzare l’impatto che questo accordo avrà sul nostro sistema legale. ACTA è solo in apparenza un accordo commerciale: in realtà esso è di natura legislativa, come confermato dal rapporto trapelato dei negoziatori della Commissione Europea [4] e come inoltre dichiarato dal Commissario Designato per il Mercato Interno Barnier [5].

Riteniamo che accettare la segretezza non sia compatibile con il Vostro lavoro di rappresentanti del popolo democraticamente eletti. Riteniamo che Voi, in quanto parlamentari della Repubblica Italiana, abbiate il diritto e il dovere di analizzare quali leggi siano state attualmente negoziate. Riteniamo altresì inaccettabile che Voi siate esclusi dal processo, mentre 42 dirigenti delle industrie con interessi correlati a brevetti e copyright possono accedere ai documenti e concorrono alla loro formulazione [6], e che Vi si richieda di accettare come fatto compiuto i risultati di un lavoro svolto in segreto, tanto più che nel marzo 2009 il PE ha approvato a grande maggioranza una risoluzione che chiedeva di rendere pubblici i documenti a cui ancora non è stato dato seguito [7]. 

La sola cosa che Vi chiediamo è quella di pretendere che prima di arrivare alla ratificazione di questo trattato venga tolto il segreto degli atti e che essi possano essere valutati da tutta la classe politica e dalla società civile: non è ammissibile che a decidere del futuro della libertà in Rete e ad interferire con le leggi di uno Stato sovrano siano pochi funzionari e rappresentanti di corporation. Sta a Voi decidere quali strumenti (interrogazioni parlamentari, ordini del giorno conferenze stampa o altro) sono più appropriati a conseguire il risultato, l’importante è non restare inerti. 

[1] www.michaelgeist.ca
[2] www.punto-informatico.it
[3] www.laquadrature.net
[4] www.scambioetico.org
[5] www.iptegrity.com
[6] www.keionline.org
[7] www.europarl.europa.eu 

La lista degli aderenti e firmatari dell'appello: http://bit.ly/cRBA88


Cos’è Frontiere Digitali

Frontiere Digitali è uno spazio di libera auto-organizzazione di persone e opinioni e nasce a Roma (Italia) nel dicembre del 2005, quale strumento collaborativo, per l'organizzazione della Settimana delle Libertà Digitali che ha avuto luogo dal 18 al 21 gennaio 2006. In seguito, il 28 marzo 2006, in occasione del convegno l'Innovazione necessaria: Creatività, cooperazione, condivisione, tante associazioni e singoli si sono incontrati confrontandosi sull’idea e sugli strumenti per sostenere e rafforzare questa rete di collaborazioni.

http://www.frontieredigitali.net


Arturo Di Corinto
www.dicorinto.it